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Parkour!

ClickMyClip · 06 Aprile 2010 · Commenti (1)

Parkour!

Banlieu 13 e Yamakasi - film legati dalla firma di Luc Besson - ne portano espliciti riferimenti.

Poi arriva la pubblicità. E i videogiochi.

Ma cos’ha di così speciale questa disciplina metropolitana, per aver raggiunto un tale successo?

Parliamo del parkourPK.

Disciplina nata in Francia nei primi anni ’80, che deriva dal parcour du combattant - il percorso del combattente - proposto da Georges Hèbert a fine ‘800.

Militare dell’esercito francese, Hèbert inventa un metodo di allenamento basato sui movimenti naturali che l’uomo è in grado di compiere in tutte le situazioni che la natura richiede.

E questo metodo di allenamento è il latte con cui cresce David Belle - colui che conierà poi l’etichetta parkour - fino ad arrivare alla messa a punto della disciplina, ispirandosi proprio alle corse ad ostacoli nei boschi che faceva seguendo il padre, vigile del fuoco addestrato secondo il metodo Hèbert.

Nella definizione del parkour David Belle viene affiancato da varie personalità, e in particolar modo da Sebastien Foucan, ambasciatore del FreeRunning e dalla crew degli Yamakasi, fondatori dell'Art du deplacement.

E così nel 1998 viene coniato il termine parkour, che riassume lo spirito di quella che in realtà risulta essere una vera e propria filosofia, basata sulla creazione di un percorso nuovo nello spazio urbano.

I traceurs - coloro che praticano il parkour - si spostano nelle città seguendo - anzi, tracciando - dei percorsi non convenzionali, superando gli ostacoli posti dall’architettura urbana - palazzi, muri, cancelli, scalinate - attraverso salti, scivolate, capriole e arrampicate.

Chi si avvicina alla disciplina segue un allenamento lento, progressivo e graduale, che porta al miglioramento delle caratteristiche fisiche e mentali della persona.

Un allenamento che si basa sulla capacità di ascoltare i segnali del proprio corpo, imparando a conoscere e superarne i limiti.

Un allenamento costituito da due fasi fondamentali: il potenziamento fisico e la pratica sul campo, che prevede la scelta di un punto di partenza e uno di arrivo, e l’analisi critica degli ostacoli tra i due.

Parlare del parkour come una vera e propria filosofia di vita non è un’esagerazione.

Il traceur impara infatti a vedere ogni ostacolo come un punto di appoggio da superare nella maniera più efficiente possibile. Insomma, di fronte a un problema il traceur non si arrende mai, anzi, cerca il modo migliore di superarlo per il raggiungimento dell'obiettivo.

Il web è stato fondamentale per lo sviluppo e la diffusione del parkour a livello internazionale, e lo è tuttora.

I traceurs si muovono in gruppo, creano delle crew, e il web diventa lo strumento che ne consente l’aggregazione e la definizione dei percorsi e dei tracciati da affrontare.

Il 2005 è l’anno in cui il parkour arriva in Italia. L’ascesa è rapida e inesorabile, al punto che nel 2007 la Provincia di Roma riconosce il parkour come importante vettore di comunicazione per trasmettere ai giovani l'importanza di affrontare ogni problema nel rispetto di se stessi e dell'ambiente circostante, e nel 2009 il parkour è presente al 21° Festival del Fitness di Roma.

Per saperne di più:
Modalità POST.IT di Paolo Papparotto
Parkour - Wikipedia
Parkour.it
APKI - Associazione Parkour Italia

Foto di JbLondon
PK#1 PK#2 PK#3 PK#4

Categoria: Urban Life

Tags: parkour

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DV

1
bomba
27.05.10 | ore 13:34
ragazzi, perfetto ;-)
proprio l'input che cercavo x un lavoretto che devo fare
[niente di strano, eh, non mi metterò mai a saltare in giro, potrei rompermi all'istante !!